sab

07

set

2013

Testimoni di geova: un fanatismo religioso pieno di ombre

La congregazione dei testimoni di geova, seconda religione a livello mondiale, è definita da un’amplia schiera di sociologi come una “setta” nella quale viene applicato agli adepti il plagio delle mente.
Molti sono i punti di questa religione che convincono poco: dai testi tradotti secondo la propria ideologia – e quindi manipolati – fino alla proibizione di accettare le trasfusioni.
Inoltre, chi non rispetta le regole viene espulso e disassociato.
Storia di un fanatismo religioso
.

Con la ben nota citazione “La religione è l’oppio dei popoli” facciamo riferimento anche al credo dei testimoni di geova o definiti anche geovisti, un culto nato nel 1870 con Russell negli Stati Uniti e cresciuto in modo esponenziale al punto che, dopo i cristiani, sono la seconda religione mondiale.
Eppure poco si parla delle ombre di questa congregazione, nonostante i molti punti critici che, invece vi riveleremo noi dell’UAER.

Cominciamo dal testo sacro dei testimoni di geova, la bibbia, il loro pane quotidiano sul quale praticano lo “studio” e che diventa il loro punto forte rispetto all’ignoranza in tal senso dei cristiani.
Parlando con un testimone ogni situazione ha un rimando alla bibbia  ed ognuno di loro la conosce a menadito.
Peccato, però, che la traduzione delle sacre scritture sia faziosa e manipolata.
Non che quella cristiana possa ritenersi oggettiva però, poiché la bibbia di un testimone è lo strumento fondante della sua ideologia, molti sono i punti tradotti con forzatura.
Un esempio: in Giovanni 1:1 – 51 il testo greco è “EN ARCHE(I) EN HO LOGOS, KAI HO LOGOS EN PROS TON THEON, KAI THEON, KAI THEOS EN HO LOGOS” che tradotto letteralmente è “In principio era parola, era con dio e la parola era dio”.
In questo modo viene a crollare uno dei cardini dei testimoni: la negazione della trinità.
Come correre ai ripari? Con una traduzione diversa che, però, si contraddice perché nella versione biblica dei testimoni di geova la traduzione diventa: “La parola è un dio”.
Si aggiunge l’articolo indeterminativo “UN” e “dio” si scrive con la lettera minuscola.
In questo modo si lascia intuire che esista un dio minore a geova stesso e si risolve il problema. Però, attenendoci a questa loro traduzione l’idea che esista un unico dio quale geova, viene smentita da quanto scritto nella loro bibbia.
Molti altri testi, stando a vari linguisti, sono ricchi di messaggi subliminali.

Passiamo ad un altro principio, il più controverso, che crea non pochi scontri: le trasfusioni.
I Testimoni, senza nessun compromesso, rifiutano l’emotrasfusione anche se si rischia la vita.

In effetti in molti Paesi sono state avviate delle procedure giuridiche contro dei genitori che, per scelta religiosa, hanno causato il decesso dei minori.
E molti altri sono coloro che, pur di rispettare questa intransigente norma, sono morti
.
Ma perché i testimoni rifiutano le trasfusioni?
Riprendiamo in mano la bibbia, alla quale i testimoni si rifanno letteralmente.
Nelle sacre scritture si parla di astenersi dal sangue che, tra l’altro, è veicolo di malattie.
Ammesso che oggi il sangue dei donatori è sottoposto a tutte le procedure di controllo dettagliato, nella Genesi 9:4, nel Levitico 17:10, nel Deuteronomio 12:23; negli Atti 15:28,29 è scritto “Non mangiare il sangue” ma non si parla del rifiuto terapeutico.
La contraddizione arriva sul tema dell’aborto
: se in caso di pericolo al momento del parto si deve decidere tra la salvaguardia della madre o del bambino i TdG lasciano la scelta alla diretta interessata.
Perché, invece, in caso di trasfusione il ‘No’ è categorico?
Eppure anche la vita di un bambino che sta per nascere è “sangue”.
Un tempo i testimoni erano contrari anche ai trapianti che ritenevano una forma di cannibalismo
fino a quando hanno inteso che la donazione non implica l’assassinio della persona.

Passiamo a quell’atteggiamento che ha portato molti sociologi a definire i testimoni come una setta, vivendo il loro credo con fondamentalismo: parliamo dell’ostracismo geovista.
Tutto in questa congregazione è basato sull’incutere timore.
Chi non segue le regole viene disassociato ed essere disassociato vuol dire non ricevere neanche più il saluto degli altri adepti, significa essere isolati, esclusi per umiliarsi dinanzi a geova
.
Un atteggiamento di chiusura così forte che molte sono le famiglie che si sono separate per via della disassociazione: non conta più essere una madre, un padre, un fratello perché se si sbaglia e si va contro le regole neanche più loro potranno salutarci.
Queste punizioni così aspre forse servono proprio a non invogliare al “peccato”, ledendo altri rapporti.
Molte sono le testimonianze di disassociati che raccontano episodi shock.
Basta andare su YouTube e digitare: “Testimonianze shock di testimoni disassociati” e ne compare una lunga lista.
Maestri dell’incutere timore anche quando parlano in continuazione dell’Armageddon, che è la fine del mondo
.
In realtà, secondo quanto riportato dallo stesso sociologo Massimo Introvigne, l’Armageddon è un altro punto di forza perché affermare che gli ‘unti’ da geova saranno solo i testimoni, diventa inconsciamente un modo per restare nella Congregazione.
Inoltre, sempre secondo Introvigne, fino al 1995 i testimoni hanno profetizzato l’Armageddon con delle date precise che poi si sono rivelate sempre un bluff e perdendo di credibilità.
Oggi hanno smesso di dare delle date precise e continuano a parlare insistentemente della “fine del mondo” dicendo solo che è vicina.

Il problema dell’isolazionismo dei testimoni preoccupa anche a livello politico: vi è un’interrogazione parlamentare n.485 del 12 novembre 1998 presentata all’allora Ministro dell’Interno nei quali, i vari politici, chiedono come sia possibile che la congregazione religiosa imponga delle legge interne che vanno contro lo Stato.
Tra queste: i testimoni sono reticenti verso il diritto al voto e negano le emotrasfusioni.
Inoltre chiedono spiegazioni anche sul giro di denaro che definiscono di “dubbia provenienza” per la costruzione di alcune sale di preghiera.

 

Maria Cristina Giovannitti

“L’Infiltrato”

 

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Commenti: 1

  • #1

    Luca (giovedì, 01 maggio 2014 12:04)

    Plagio e setta

    Plagio nel diritto penale italiano era il reato previsto dall'art. 603 del codice penale, secondo cui «Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni». Tale norma è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 96 dell'8 giugno 1981. ( http://it.m.wikisource.org/wiki/Sentenza_della_Corte_Costituzionale_96/1981 )

    La Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova è riconosciuta dallo Stato come confessione religiosa ai sensi dell'art. 2 L. n. 1159/1929 e dell'art. 10 R.D. n. 289/1930. Quindi non è una setta, visto che le sette operano di nascosto ed è impossibile presenziare ai loro culti. Ognuno invece può essere presente alle riunioni o adunanze che abbiamo.

    La Congregazione cristiana dei testimoni di Geova è stata riconosciuta come ente morale, con personalità giuridica, con decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1986, n. 783, su conforme parere del Consiglio di Stato. Esistono infatti dei ministri di culto abilitati, non solo a celebrare matrimoni, ma anche a visitare i carcerati per portar loro la Parola di Dio.

    Tra la Repubblica Italiana e la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova è stata stipulata un'intesa ai sensi dell'art. 8 della Costituzione. Il testo, datato 18 novembre 1999 e approvato a maggioranza dal Consiglio dei ministri il 21 gennaio 2000, è stato sottoscritto dal Governo il 20 marzo 2000.

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/dicembre/04/Testimoni_Geova_difesi_dalla_Cassazione_co_0_98120410765.shtml

    UN PRETE LI AVEVA DIFFAMATI DEFINENDOLI "UN MEZZO DI DISTRUZIONE DELLE FAMIGLIE"

    Testimoni di Geova difesi dalla Cassazione "I cattolici devono rispettare le altre fedi"

    Un prete li aveva diffamati definendoli "un mezzo di distruzione delle famiglie" Testimoni di Geova difesi dalla Cassazione "I cattolici devono rispettare le altre fedi" ROMA - L' altrui confessione dev' essere sempre rispettata, anche dai cattolici, nelle proprie pubblicazioni parrocchiali. E, per il cattolico che diffama un' altra religione, a nulla vale richiamarsi al Concordato che assicura al clero e ai fedeli della Chiesa di Roma la piena liberta' di manifestazione del pensiero, perche' sul Concordato prevale la Costituzione che tutela i diritti delle minoranze religiose. Questi i principi sanciti dalla Cassazione - sentenza 12744 della V sezione penale - che ha respinto, pur annullando loro la condanna per intervenuta prescrizione del reato di diffamazione, le tesi difensive di Luciano Faraon e del parroco di San Dona' , Bruno Gumiero, che sostenevano che "in materia religiosa il diritto di manifestare il proprio pensiero non potrebbe trovare limiti". Gli imputati ricorrevano contro la condanna per diffamazione inflitta dalla Corte di Appello di Venezia nel luglio ' 97 per le affermazioni di Faraon sulla "Comunita' parrocchiale", diretta da Gumiero, che definiva i Testimoni di Geova una "setta pseudoreligiosa", "mezzo di distruzione della famiglia". Per la Cassazione si tratta di "semplicistiche verbali aggressioni prive di supporto argomentativo - dialettico e pertanto gratuite". Il vescovo di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, ha commentato che "la sentenza della Cassazione e' condivisibile. Il principio e il rispetto della liberta' religiosa vengono prima della Costituzione e del Concordato".

    Pagina 19
    (4 dicembre 1998) - Corriere della Sera

    http://www.jw.org/it/testimoni-di-geova/domande-frequenti/testimoni-di-geova-setta/

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